Un viaggio nei drammi e nelle utopie degli anni ’50 e ’60, un diario polemico e lirico sull’epoca della Guerra Fredda e l’Italia del dopo-De Gasperi, fino al trionfo annunciato della “nuova arma” per “la diffusione della menzogna”, la televisione. La rabbia è uno dei più audaci esperimenti di Pasolini: un “nuovo genere cinematografico”, un film-poema basato su filmati tratti da cinegiornali dove è la materia stessa della cronaca e della storia recente ad essere affrontata dal poeta al di là degli schermi mistificatori dell’informazione del tempo. Pasolini si confronta con il quadro politico e sociale degli anni della Guerra Fredda al Boom economico, con la spregiudicatezza che gli era propria, decifrando le contraddizioni del suo tempo con un testo in poesia e in prosa letto da Giorgio Bassani e Renato Guttuso.